mercoledì 24 agosto 2016

La Festa di San Giovanni Battista a Ragusa



La festa in onore di San Giovanni Battista, patrono della città e della Diocesi di Ragusa, si celebra  il 29 agosto, giorno del suo martirio. I festeggiamenti hanno inizio il 19 agosto con l’apertura della nicchia del Santo e la traslazione del simulacro nel transetto sinistro della Chiesa, per la venerazione dei fedeli.  Le tre processioni del 27, 28 e 29 agosto richiamano numerosissime presenze, tra cittadini, devoti e turisti. Il giorno 27 la statua di San Giovanni riabbraccia i Suoi devoti per le vie della città fino all’arrivo in una parrocchia che Lo ospiterà per un giorno con canti, liturgie, veglie di preghiera, per poi ritornare in Cattedrale la sera del 28.
Il 29 agosto è la principale festa di popolo, con la città che si stringe intorno al suo Santo con una lunghissima processione di ceri, la cui tradizione potrebbe essere riconducibile alla luminaria che aveva luogo durante il XVII secolo ad Ibla. I grossi ceri vengono portati con grande devozione dai fedeli scalzi o con indumento rosso in segno di un voto o grazia ricevuta. Essi percorrono le vie del centro storico insieme all’Arca Santa, precedendo la statua che Carmelo Licitra consegnò nel 1861 alla fervida devozione del popolo ragusano, prendendo il posto di quella antica. San Giovanni è rappresentato nell’atto di ammonire i vizi e la corruzione di Erode, ma è comunque un’ammonizione rivolta ad ognuno di noi. La bellezza viva e tangibile di questa statua, che sembra fatta di carne anziché di legno, scuote le coscienze per sposare la causa della giustizia e della verità. La statua del santo viene portata in processione al grido di “Patronu Viva”, accompagnata dalla banda musicale, per le strade di Ragusa. Concluderà la festa un incantevole spettacolo pirotecnico.
Numerose sono le manifestazioni culturali e artistiche che hanno luogo in città sino alla conclusione dei festeggiamenti: la rassegna teatrale Mons. Pennisi, che ha luogo nella splendida Piazza San Giovanni;  il Raduno del Cavallo Ibleo, la mattina del 28 agosto; gli eventi culturali Artisti Iblei per San Giovanni -Collettiva di sculture - Collettiva di giovani talenti ragusani - Sangiovart Photocontest, che si svolgono a Palazzo Garofalo dal 21 al 30 agosto.

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venerdì 12 agosto 2016

Le scacce ragusane



Le scacce sono un piatto tipico della provincia di Ragusa. L’impasto delle scacce viene fatto con farina di grano duro, lievito, sale e olio extravergine di oliva. Anticamente si preparavano una volta a settimana con le verdure di stagione e venivano cotte, insieme al pane, nei forni di pietra. Oggi esistono numerosissime varianti: pomodoro e caciocavallo stagionato grattugiato; pomodoro e cipolla, in cui la cipolla viene tritata grossolanamente e fatta appassire in padella, prima di farla cuocere assieme al pomodoro;  pomodoro e melanzane, variante diffusa soprattutto nel periodo estivo; ricotta e cipolla; ricotta e salsiccia; ricotta e prezzemolo; ricotta e spinaci, la variante più recente. 



Scacce ragusane con pomodoro e melanzane

Per l’impasto:
500 gr di farina di grano duro o semola
3 cucchiai di olio
1/2 panetto di lievito
1 cucchiaio raso di sale
Acqua q.b.


Per il condimento:
250 gr di polpa di pomodoro
300 gr di caciocavallo a dadini
1 melanzana fritta a cubetti
Olio d’oliva
Sale


Disponete la farina a fontana su una spianatoia, sciogliete il lievito in un po’ d’acqua e unite l’olio d’oliva. Aggiungete il sale all’impasto e iniziate a lavorare unendo man mano l’acqua, e continuate ad impastare fino a quando il composto non risulterà  liscio e omogeneo. Fate lievitare per almeno un’ora. Successivamente, tirate una sfoglia rotonda sottile aiutandovi, se occorre, con un po' di farina. Spargete la polpa di pomodoro, la melanzana, precedentemente tagliata a cubetti e fritta, ed il caciocavallo a dadini, sulla pasta stesa, lasciando tutto intorno un margine di un centimetro. Aggiungete ancora un po’ d’olio. Avvolgete da due parti la sfoglia condita, in modo tale da ottenere una scaccia larga circa 8 cm. Giunte al centro le due parti verranno chiuse a libro. Saldate, facendo un piccolo bordo, le altre due estremità di pasta, e spennellate sulla superficie un po’ d’olio d’oliva.  Sistemate la scaccia su una teglia già unta (o foderata di carta da forno), e mettete in forno ben caldo a circa 200° C. Sfornate quando la pasta avrà assunto un colore dorato. Le scacce sono ottime calde, tiepide e fredde.

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venerdì 5 agosto 2016

Granita siciliana al limone

La granita è un dolce freddo al cucchiaio, caratteristico della Sicilia. Si tratta di un composto liquido semi-congelato preparato con acqua, zucchero e un succo di frutta o altro ingrediente (di solito mandorla, pistacchio, caffè o cacao). Le origini della granita vengono  fatte risalire alla dominazione araba in Sicilia. Gli arabi portarono con sé la ricetta dello sherbet, un succo di frutta aromatizzato con acqua di rose e poi ghiacciato. Anticamente si preparava usando la neve raccolta sull’Etna o sugli altri monti siciliani (Nebrodi, Peloritani, Iblei), immagazzinandola nelle apposite neviere in pietra, all’interno di grotte naturali per conservare una temperatura fresca. La granita è la colazione tipica dei siciliani: dissetante e digestiva, è  l’ideale per contrastare la calura estiva. Tradizionalmente va accompagnata con la brioscia siciliana preparata con pasta lievitata all'uovo e dalla forma a base semisferica sormontata da una pallina. Molto diffusi nella zona del catanese il gusto al pistacchio di Bronte, alla mandorla e i gusti alla frutta: limone, gelsi neri, pesca, fragola e mandarino. A Messina e nelle Eolie, la scelta di gusti è simile a quella catanese, cambia la composizione: più dolciastra la granita messinese, invece più tendente all'aspro quella catanese. In provincia di Ragusa, in particolare nel modicano, è caratteristica la granita di mandorla abbrustolita, mentre tipica della cucina trapanese è la granita di gelsomino.



Granita al limone

Ingredienti per 4 persone
500 g di succo di limone
500 ml di acqua
250 g di zucchero semolato

Versate in un pentolino l’acqua, portatela a bollore e aggiungete lo zucchero semolato. Quando lo zucchero sarà completamente sciolto, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare lo sciroppo ottenuto.  Tagliate i limoni a metà, spremeteli con lo spremiagrumi e filtrate il succo, con l’aiuto del colino. Incorporate il succo di limone così ottenuto, allo sciroppo ormai freddo e mescolate con la frusta a mano. Trasferite il liquido in un contenitore di plastica o di metallo, e mettete nel freezer. Mescolate con un cucchiaio d’acciaio, dopo circa 1 ora, quando si saranno formati tanti cristalli di ghiaccio, e rimettete nel freezer mescolando ancora, per altre due-tre volte. Ottenuta la granita della consistenza desiderata, servitela in alti bicchieri cilindrici o in coppe.

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venerdì 29 luglio 2016

Lo Street Food di Palermo e di Catania



Lo Street Food, letteralmente cibo di strada, è diventato ormai un simbolo della tradizione e dell’identità di un territorio. Le origini del fenomeno risalgono all’antichità: i greci già narravano l’usanza egizia, poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada. Nel mondo romano il cibo di strada era una vera e propria necessità, soprattutto tra le classi meno abbienti, poiché non avendo una cucina vera e propria a loro disposizione in casa, acquistavano cibi già cotti presso i thermopolia”, gli antenati del moderno “baracchino”. In molti sostengono che lo Street Food sia nato per sfamare e non per nutrire. Da qui forse il grande equivoco: poiché nato per nutrire il popolino a poco costo, è stato considerato di poco conto. Ai giorni nostri , invece, lo Street Food si è liberato da questi pregiudizi, diventando il vero testimone dell’identità di un popolo.
In tutta la Sicilia, ma in particolar modo a Palermo e a Catania, la cucina di strada è parte integrante del patrimonio culturale, una tradizione antica che identifica e distingue il territorio. Da provare a Palermo il famoso pane ca’ meusa (milza); lo sfincione, pizza alta e soffice, condita con pomodoro, cipolla, acciughe e caciocavallo; i cazzilli, conosciuti anche come crocchè, le crocchette di patate, e la squisita panella, la regina della cucina da strada palermitana. 
A Catania, invece, gli arancini sono lo Street Food per eccellenza. La città etnea vanta una tradizione secolare per la cosiddetta “Tavola calda”: arancini, cipolline, bombe, cartocciate e bolognesi. Altri cibi di strada che la città offre sono: le crispelle, il panino con le polpette di cavallo, i cannoli e le granite con brioche e panna.


Panelle

Ingredienti per 4 porzioni
250 g di farina di ceci
1 ciuffo di prezzemolo
abbondante olio per friggere
sale e pepe
In una pentola sciogliete a freddo la farina di ceci in 2,5 dl di acqua. Proseguite, sempre a freddo, aggiungendo altri 5 dl di acqua. Aggiustate di sale e pepe e fate cuocere a fiamma bassa avendo cura di mescolare continuamente. Quando inizierà ad addensarsi e a bollire, cuocete ancora per 10-12 minuti, girando sempre energicamente per non creare grumi. A fine cottura, aggiungete il prezzemolo tritato e versate il composto su una superficie liscia e bagnata, poi spianatelo con una spatolina in modo da renderlo sottile. Lasciate raffreddare e tagliatelo della forma prescelta, quadrati, cerchi  o a vostro piacere. Mettete a scaldare l’olio e friggete le panelle finché non saranno leggermente dorate.  Cospargete di sale e pepe e servite caldissime. 


Arancini di riso
Ingredienti per 4 persone
250 g di riso
1 bustina di zafferano
3 uova
150 g di piselli lessati
50 g di parmigiano grattugiato
200g di carne di manzo tritata
100 g di mozzarella
1/2 cipolla affettata
1 spicchio d’aglio tritato
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
farina 00
brodo di carne
1,5 dl di vino rosso
pangrattato
olio per friggere
sale e pepe

Lessate il riso, scolatelo e mescolatelo in una terrina con lo zafferano, il parmigiano e 2 uova sbattute.
Fate rosolare la cipolla con l’aglio in 4 cucchiai d’olio; quindi rosolatevi la carne. Bagnate con il vino, fate evaporare, unite il concentrato, che avremo sciolto in un mestolo d’acqua tiepida, pepate. Cuocete a fuoco basso per circa 45 minuti, bagnando ogni tanto con il brodo di carne caldo. Infine, aggiungete i piselli.
Ricavate dal riso delle piccole sfere, inseritevi nel centro ½ cucchiaio di ragù e un dadino di mozzarella e rimodellate bene in modo da ottenere sfere rotonde, compatte e lisce in superficie.
Passate gli arancini nella farina, poi nell’uovo sbattuto e nel pangrattato. Friggete in abbondante olio, scolateli su carta assorbente e serviteli ben caldi.

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venerdì 22 luglio 2016

Caponata di melanzane con capperi di Salina

Il cappero è una pianta molto diffusa in Sicilia, coltivata soprattutto sull’isola di Salina. I capperi di Salina ( detti in dialetto eoliano cucunci) si contraddistinguono per uniformità e per un bocciolo estremamente compatto che è garanzia di qualità superiore e durata nel tempo: sotto sale infatti il cappero di Salina si conserva fino a due- tre anni. Il cappero è il protagonista assoluto della cucina dell’isola, grazie al suo gusto deciso è ideale per dare maggior sapore e carattere a ogni portata: si sposa benissimo a un semplice sugo di pomodoro e basilico, alla classica caponata, ai piatti di pesce.

Ogni anno  la prima domenica di giugno, nell’incantevole piazzetta di Sant'Onofrio a Pollara, piccolo paesino dell’isola,  si svolge la Festa del Cappero in Fiore, occasione giusta per assaggiare tantissime pietanze a base dei buonissimi capperi di Salina.

Ingredienti per 4 porzioni:
3 melanzane
abbondante olio per friggere
1 cipolla
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 peperone rosse
80 g di olive verdi snocciolate
1 costa di sedano
20 g di capperi di Salina sotto sale
30 g di pinoli
1 dl di aceto di vino bianco
1 cucchiaio di zucchero
sale
pepe

Lavate le melanzane, asciugatele e tagliatele a dadini, quindi disponetele su un  setaccio, cospargetele di sale e lasciatele a sgocciolare per circa un’ora. In una padella ponete a scaldare abbondante olio per friggere e quando sarà bollente versatevi le melanzane a dadini. Quando avranno assunto un colore dorato, scolatele e  mettetele ad asciugare su carta assorbente. Successivamente, sbucciate e affettate la cipolla finemente e rosolatela in 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva per 1 minuto. Unite il peperone tagliato a julienne, 40 g di olive intere e 40 g di olive tagliate a rondelle, il sedano lavato e tagliato a rondelline. Aggiustate di sale e fate cuocere per circa 5 minuti, quindi aggiungete i capperi dissalati sotto acqua corrente e i pinoli. Cuocete ancora per 5 minuti e unite le melanzane, l’aceto e lo zucchero e proseguite la cottura a fuoco lento per 5-6 minuti. Ultimata la cottura, aggiustate di sale e pepe. Lasciate riposare la caponata per qualche ora e servitela fredda.

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mercoledì 20 luglio 2016

Festa di San Bartolomeo a Lipari

San Bartolomeo, patrono di Lipari e  protettore delle Isole Eolie, viene solennemente festeggiato ogni anno il 24 agosto. Bartolomeo era uno dei dodici apostoli che seguirono Gesù. Grande propagatore della parola di Cristo, si spinse a diffondere il Vangelo fino in India, Azerbaigian e Mesopotamia. Fu durante le sue predicazioni in terra d’ Asia ( forse in Siria o in Armenia ) che secondo la tradizione venne imprigionato e scuoiato vivo dai pagani, che ne chiusero le spoglie mortali in un sepolcro. Ma tale era il fascino e la devozione che San Bartolomeo continuava ad esercitare sugli abitanti del luogo, che gli idolatri preferirono liberarsi delle sue spoglie buttandole in mare all’interno di un sarcofago di piombo. La cassa, spinta dalla mano della Provvidenza, arrivò a Lipari, dove fu custodita dagli isolani fino all’ arrivo del vescovo Agatone che ne dispose la sepoltura e fece erigere sui resti una Cattedrale.

La giornata di festa del 24 agosto, a Marina Corta, raccoglie i fedeli di tutte le Isole Eolie, nonché moltissimi turisti. In tale occasione si svolge la processione della statua di San Bartolomeo con il “Vascelluzzo”: si tratta di un prezioso reliquiario d’argento, opera di eccellente fattura dell’oreficeria palermitana Perricone-Marano, contenente kg. 2 di oro e 30 di argento, al cui  interno troneggiano la preziosa teca che custodisce il “frammento di pelle” e la statuetta di S. Bartolomeo tutta d’oro massiccio e del peso di kg. 1,100. Il “Vascelluzzo” precede il simulacro d’argento di San Bartolomeo, ed entrambi vengono portati a spalla dai membri delle varie confraternite. La festa si conclude con spettacolari fuochi d’artificio sul mare.

Il Santo Apostolo viene festeggiato, durante l’anno, in date diverse: il 13 febbraio in ricordo della prima traslazione del Corpo, il 5 marzo su richiesta dei contadini che nel 1823 scamparono alla pestilenza , il 24 agosto e il 16 novembre per lo scampato pericolo nel terremoto del 1824.

Nell'iconografia eoliana  San Bartolomeo è raffigurato seminudo, con la pelle sulla spalla destra, i simboli del martirio: la palma nella mano destra, il coltello nella sinistra, il capo cinto da corona.

 

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venerdì 15 luglio 2016

Nelle profondità marine di Ustica vive il parapandolo rosa (Plesionika narval), un gambero di piccole dimensioni e di colorazione rossa. La sua pesca, effettuata con le nasse, è riservata solo ai professionisti locali autorizzati. In cucina viene impiegato in mille ricette ed è molto apprezzato dai tanti turisti che visitano l’isola.










Spaghetti con gamberetti di Ustica e pomodorini

Ingredienti per 2 persone:
-200 gr di spaghetti
-150 gr di gamberetti sgusciati
-10 pomodorini di pachino
-olio d’oliva
-uno spicchio d’aglio
-sale
-basilico
-prezzemolo  
         
Versate in una padella dell’olio d’oliva ed uno spicchio d’aglio e lasciate soffriggere per qualche secondo, successivamente aggiungete i pomodorini tagliati a metà e il basilico. Salate e aggiungete i gamberetti sgusciati ai pomodorini. Saltate i gamberetti per un minuto ed aggiungete il trito di prezzemolo. Cucinate gli spaghetti e non appena mancheranno 3 minuti alla fine della cottura uniteli ai gamberetti. Mantecate gli spaghetti aggiungendo dell’acqua di cottura.  A cottura ultimata, togliete dal fuoco e servite il piatto caldo.

Buon Appetito!!!

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